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Ingrid de Kok

Parti del discorso

Ci sono storie che non vogliono essere narrate.
Se ne vanno, portandosi valigie
tenute insieme da un cordino grigio.
Guarda le loro schiene ricurve che scompaiono.
Gobbe. Ferite. Sacche da viaggio.

Ci sono storie che rifiutano di essere danzate o mimate.
Gettano via i bastoni scorticati
e le scarpe rumorose da tip tap,
cancellano le loro tracce dalle filastrocche
o da giochi antichi come mosca cieca.

E in questo luogo macchiato le parole
sono raschiate via da lingue resinose,
strizzate come panni appesi ai fili
del tribunale e del confessionale,
tradotte nel gergo dei verbali.

Perché ancora credere che le storie possano levarsi
in volo, su correnti, come argentei segnali luminosi
levitare, alleggerite delle pietre,
cominciare nel dolore e tendere alla grazia,
ventilando la storia col fiato ritrovato?

Perché ancora immaginare parole intere, mondi interi:
lo scoppiettio delle consonanti,
vocali come anemoni marini,
sintassi di cordone ombelicale, versi che cominciano
nel cuore,
e verbi, verbi che muovono montagne?

Traduzione di Paola Splendore





Poesia n. 350 Luglio/Agosto 2019
Ingrid de Kok. Cose terrestri
a cura di Paola Splendore

 

 


 

 










   
   
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